Dpi Magazine INTERVIEW

Intervista per DPI MAGAZINE – Taiwan (Thanks to Miss Serra Shih)

“Illusory Somniloquy”

un ringraziamento particolare a Stefano Pajetta per il fondamentale contributo nella traduzione

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1.Ci sono dei periodi o stili nell’arte che ti hanno influenzato? E come descriveresti il tuo stile?

Sicuramente l’arte del ‘900. Dal movimento Dada fino ad artisti come Rauschenberg, Schifano, Bacon e Freud. Ma influenze altrettanto importanti mi sono sempre arrivate anche dal cinema e dalla musica. Quello che io cerco è l’armonizzazione tra i segni che ricevo dall’esterno, potrebbe essere una canzone di Nick Cave o un film di Harmony Korine o un racconto di Julio Cortàzar…o meglio, tutto questo insieme !

 

2.Quali materiali, strumenti e tecniche utilizzi e perchè questa scelta? E qual’è solitamente il tuo processo creativo?

I materiali che di volta in volta utilizzo, sono un esigenza espressiva e all’interno di una illustrazione possono convivere la matita e la fotografia. Per me, quello che voglio raccontare ha la stessa importanza della tecnica con il quale lo realizzo. Di solito il processo creativo parte da una base più o meno schizzata a matita – spesso più il primo abbozzo è rapido, piccolo e “distratto”, più l’immagine finale riesce a mantenere la sua forza d’origine – su quella comincio a lavorare con il collage e l’intervento pittorico ad acrilico, per poi terminare in digitale – col computer che sovraintende l’intero processo e calibra l’immagine. A volte il percorso è interamente digitale e utilizzo tutta una serie di fondi, texture e strumenti personalizzati, che mi consentono comunque di conservare il mio stile.

 

3.Il tuo lavoro ci è sembrato pervaso da un’atmosfera di poesia, e che il mondo sia ritratto in uno stato di smarrimento. E’affascinante. Potresti condividere la tua estetica o la tua filosofia di lavoro?

Io credo che le mie opere vadano viste nella loro molteplicità. Mi sembra che coesistano vari livelli di lettura. È importante il primo sguardo, la forza di un immagine capace di sedurre immediatamente, ma che non esaurisca il proprio immaginario, che sia capace di rinnovarsi, attraverso una sorta di simultaneità di simboli, dove l’aspetto poetico è importante quanto quello ironico e la citazione quanto la visionarietà. Quello che davvero vorrei sempre evitare è la retorica, la banalità; coinvolgere in un mondo che non sia sempre quello conosciuto e rassicurante, ma che offra la possibilità di perdersi, un viaggio del quale non interessi la destinazione. Fellini diceva “Nulla si sa, tutto si immagina”.

 

4.Volevamo parlare di alcuni dei tuoi lavori “Hard Rain“, “Imaginative Escape“, “Rabbit” e “Segreti, vergogna della democrazia“, quale era il messaggio che volevi trasmettere in queste opere?

È sempre un problema, per me, spiegare I miei lavori, perchè molto spesso significa togliere loro forza e libertà ! Ci provo…Hard Rain è stato il manifesto del Festival del Cinema Noir di Courmayeur, è sostanzialmente un omaggio a quel tipo di cinema e mi piaceva l’idea di una sorta di ombra che attraversasse illesa una pioggia di lame. le ali invece, sono un omaggio a Mario Schifano, artista da me molto amato e che aveva realizzato alcuni dei manifesti delle precedenti edizioni.

Imaginative Escape è un opera sul potere e sulla fantasia, sulla forza dell’immaginazione e della poesia, sulla necessità di superare la decadenza e il controllo dei vecchi sistemi di potere.

Rabbit è un attacco satirico, uno sberleffo amaro; non tanto agli esperimenti sugli animali – come potrebbe far pensare la scritta in basso – ma al condizionamento dell’essere umano, alle manipolazioni delle coscienze.

Anche Segreti è un’illustrazione sul controllo e sul condizionamento, quello che certa stampa si autoimpone, la vasca dei pesci al posto della testa rappresenta il mutismo del pensiero.

 

5.Hai fatto una serie di copertine per i libri di Philip K. Dick, come “Trittico del Gioco”. Puoi parlarci di questa serie di lavori?

La serie di 25 copertine per l’anniversario di Philip Dick è stato uno dei lavori che ho amato maggiormente; perchè mi piace moltissimo fare le copertine dei libri e perchè ho “scoperto” un autore assolutamente affascinante e con il quale ho trovato un’armonia visionaria profondissima, una sorta di comunione estetica. Inoltre, l’essere lontano dal linguaggio iconografico che solitamente si adopera per la fantascienza, mi ha permesso di creare uno sguardo obliquo sull’immaginario dello scrittore.


6.Parlaci del tuo libro “La Pulce”, i personaggi sono fantastici. Di che parla la storia?

La Pulce è una delle pochissime incursioni nella letteratura per ragazzi ed è anche un testo lontanissimo dal mio mondo… proprio per questo, anche se non completamente riuscito, lo ritengo un interessante tentativo di mediazione tra linguaggi. Si tratta del riadattamento di una favola del ‘600 italiana, con tutti i caratteri tipici delle favole classiche – re, orchi, principesse – che ho cercato di raccontare con la mia voce, pur rispettando il testo ed il suo contesto storico.


7.Hai fatto anche illustrazioni per molte pubblicazioni editoriali, lavori come “Ex Moby” e “stressobeso“. Potresti presentarci alcuni di questi affascinanti lavori?

L’illustrazione per la stampa – magazines e quotidiani – rappresenta una parte molto importante del mio lavoro e senza dubbio un ambito nel quale mi trovo a mio agio – tanto da aver tenuto anche dei laboratori sull’argomento. Mi permette infatti di avere un linguaggio adulto e di confrontarmi con tematiche che sento più vicine, di usare l’ironia e la citazione e di sentirmi sostanzialmente più libero. L’articolo di Ex Moby diceva “cosa si perde di un classico come Moby Dick, se viene dimezzato per agevolarne la lettura ?” mentre stressobeso parla dei disordini alimentari nell’infanzia e fa parte di una serie di tavole sulle paure e le ansie dei bambini.


8.Quale tra i tuoi lavori occupa un posto speciale o è il tuo preferito?

Non so, forse è una cosa comune a molti artisti, ma amo molto le cose che ho fatto recentemente. Magari perchè le vedo come un’evoluzione sempre più personale del mio stile, il risultato di un percorso che ha raggiunto una maturazione ed una consapevolezza di mezzi ed intenti. In questo senso amo molto l’immagine di copertina per In Milton Lumky Territory di Philip Dick, mi sembra la giusta misura tra visionarietà e poesia. Per quanto riguarda le opere più vecchie, mi piace molto Marquez ispirato al racconto di Gabriel Garcia Marquez Un signore molto vecchio con certe ali enormi.


9.Progetti futuri?

In questi giorni, tra le varie cose, ho di nuovo iniziato una graphic novel su un racconto di Philip Dick – Tony e i coleotteri – avevo perduto tutto un anno fa nella rottura del mio hard disk e avevo un pò perso la voglia di continuarlo; ma adesso sono molto motivato, anche perchè le mie copertine hanno avuto un grande successo un pò dovunque e questo mi fa sentire sulla strada giusta.

(luglio 2010)

Dpi Magazine INTERVIEWultima modifica: 2010-08-27T15:18:00+00:00da silverini
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2 pensieri su “Dpi Magazine INTERVIEW

  1. …è stato un piacere leggere questa intervista. mentre la leggevo pensavo a quanto è sempre importante avere il giusto equilibrio tra le cose…nel raccontare il proprio lavoro in particolar modo…e di quanto questo equilibrio sia ancora troppo poco valutato.
    con stima oscar.

  2. grazie Oscar, le tue parole mi fanno davvero piacere. In queste interviste, mi sembra sempre di essere inutilmente pomposo…di spiegare goffamente, quello che – con il mio lavoro – ho già espresso con un linguaggio a me più consono. Ma, raccontare il proprio mestiere e fornire degli elementi per essere meglio compresi, è anche una grande opportunità e sono contento che, anche chi fa questo lavoro, possa apprezzare e – spero – condividere, I miei pensieri.
    Con sincera, ricambiata stima
    antonello

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